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Intervista a Paolo Buonvino: Le chiavi per giudicare un artista emergente

Intervista a Paolo Buonvino: Le chiavi per giudicare un artista emergente

Dalle musiche per i film di Gabriele Muccino, alla hit del momento “Eppure sentire”di Elisa, dalla partecipazione alla Commissione Artistica del Festival di Sanremo con Pippo Baudo, a collaborazioni con Carmen Consoli e altri grandi della musica italiana…

Ritieni che ci sia bisogno di più spazio e visibilità per la nuova musica?

Ritengo che il talento vada incoraggiato sempre e quindi se un concorso è un mezzo per farlo ben venga; l’importante è che chi intende incoraggiare un talento lo faccia con reale interesse e non con intenzioni speculative!
Per ciò che riguarda lo spazio per la musica…ce n’è. Il problema non è la quantità ma la qualità dello spazio: ora chiunque può fare una cosa e metterla su internet…ci sono tante canzoni che viaggiamo attraverso il telefonino.
Io credo che ci sia un’overdose di comunicazione e una grande confusione nella qualità di ciò che si comunica e il mezzo attraverso il quale ciò si fa.

E internet?

Internet è un mezzo grandissimo, posso trovare tutto immediatamente ma esistono delle questioni sulla libertà di comunicazione, troppo incontrollabile su internet.
C’è una sostanziale incapacità di percepire se una notizia, un evento è attendibile. In internet questo pericolo è estremo, non sei in grado di valutare la fonti. Prima di tutto sempre, nella musica come in qualsiasi altra attività la questione è “ma che cosa vogliamo dire?”
Spesso, comunichiamo molto di più perché vogliamo apparire e non per dire realmente qualcosa…

Quali sono le chiavi per giudicare un giovane emergente?

Semplicemente il mio gusto.
Io credo che in una forma artistica se si percepisce che chi fa questa comunicazione ha qualcosa da dire, un sentimento - di qualsiasi natura esso sia-, che ha qualcosa in più, qualcosa di nuovo, allora la comunicazione arriva ed è efficace.
Se c’è qualcosa che parte, c’è qualcosa che arriva. Già questo è un punto di partenza.
Può esserci una forma di canzone perfetta senza contenuti.
Non c’è bisogno di fotocopie ma di originali, bisogna essere semplicemente se stessi.

Dalle varie collaborazioni con Gabriele Muccino, a quelle con Giovanni Veronesi per Manuale D’Amore e Michele Placido per Romanzo Criminale (per il quale ha avuto la nomination per il David di Donatello come miglior musicista), dalla voce di Elisa a quella di Carmen Consoli…il tuo è un lavoro che tocca vari ambiti. Ma è stato difficile affermarsi? Come hai iniziato?

In realtà credo che è stato difficile e facile, come tutte le cose, ho lavorato tanto.
Io vengo da un paesino in provincia di Catania, dove ci sono solo arance e io sono figlio di un muratore non ho legami con il mondo dell’arte….
Ho avuto una fortuna: ho iniziato a lavorare con Franco Battiato, un grande che è rimasto una “persona” aldilà del personaggio.
Credo che per fare un lavoro in questo senso devi portare qualcosa di te che sia tuo, se fai questo inevitabilmente succede qualcosa, se invece ti leghi a qualcosa che c’è già non fai molta strada, se punti al successo, soprattutto a quello immediato, non arrivi da nessuna parte.

Per i giovani interpreti, autori, band e cover band è difficile farsi conoscere al grande pubblico e portare all’attenzione il proprio progetto o la propria voce. Secondo te, qual è il grande ostacolo? Le case discografiche non sono pronte a rischiare o sono poche le proposte realmente interessanti?

Non lo soò, non è il mio mestiere, forse entrambe sono affermazioni vere; le case discografiche hanno molta paura, ma è vero anche che non è detto che tutto quello che c’è sia da presentare.
L’errore che si fa alla base è quello di fare una cosa per diventare famosi, ambire a essere conosciuti e paradossalmente è proprio questo ciò che può impedire l'’affermazione di un artista.
Se lo scopo è dire qualcosa è un conto, se invece lo scopo è apparire forse hai perso in partenza.
Quando non c’è sostanza, nel grande caos di comunicazione ci si confonde tra chi ha qualcosa da dire e chi no, non credo sia utile per nessuno avere come scopo l’essere famosi.

Cosa consiglieresti  a un giovane che volesse provare la strada della musica in Italia?

Essere semplicemente se stessi musicalmente e umanamente.

 

 
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